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La perizia stragiudiziale: quale valore probatorio?

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Quando si verifica un sinistro – che si tratti di un incidente stradale o di un altro evento dannoso – una delle prime attività che entrano in gioco è la perizia tecnica, ovvero quella relazione redatta da un esperto che descrive i fatti, valuta i danni e formula delle conclusioni che saranno a disposizione della compagnia di assicurazioni tenuta a risarcire il danno.

Ma se quella valutazione genera delle divergenze e una controversia tra le parti, il danneggiato che necessita di una perizia di parte, ci chiede spesso: che valore ha la perizia redatta fuori dal processo? È una prova vera e propria? Il giudice è obbligato a tenerne conto?

👇 Scopriamolo insieme.

Cosa si intende per “perizia stragiudiziale”?

Con “perizia stragiudiziale” si intende una relazione tecnica redatta su incarico di una delle parti, ma al di fuori delle attività ufficiali del giudizio. Può essere commissionata, ad esempio, da un danneggiato che vuole documentare l’entità del danno subito a seguito di una valutazione e un’offerta da parte della compagnia assicurativa ritenuta non in linea con l’entità del risarcimento richeisto.

Non si tratta di un atto del giudice, né di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU), ma di un elaborato redatto da un consulente di parte.

È una “prova” oppure no?

Tecnicamente, no. Secondo la giurisprudenza costante, la perizia stragiudiziale non è una prova in senso stretto, come invece lo sono i documenti, le testimonianze, le confessioni o le presunzioni.

Tuttavia, ciò non la rende irrilevante.

L’art. 115 c.p.c. stabilisce che il giudice non può fondare la decisione su fatti non allegati o non provati dalle parti, ma consente di considerare gli elementi che supportano le allegazioni. In questo contesto, la perizia tecnica diventa uno strumento argomentativo, utile a rafforzare la posizione della parte che l’ha prodotta.

Cosa può fare il giudice?

Il giudice può valutare liberamente la perizia stragiudiziale, alla stregua di una memoria difensiva o di un parere tecnico. Se la ritiene attendibile, coerente, ben motivata e fondata su dati oggettivi, può anche utilizzarla per decidere o per disporre una CTU.

In sintesi: non è vincolato a seguirla, ma nemmeno obbligato a ignorarla. Tutto dipende dalla qualità e dalla forza argomentativa del documento.

Quando può fare davvero la differenza?

Una perizia stragiudiziale ben fatta può essere determinante in fase di trattativa, quando le parti tentano una composizione bonaria prima di arrivare in giudizio. Se redatta da un professionista qualificato e con un’argomentazione solida, può convincere l’altra parte – il genere l’assicurazione – ad accettare una proposta risarcitoria.

Mentre in un giudizio, può rafforzare la posizione tecnica della parte e rappresentare una base utile per il lavoro del CTU nominato dal giudice.

In sintesi

La perizia stragiudiziale non ha valore di prova legale, ma rappresenta un importante strumento probatorio “argomentativo”. Può sostenere le tesi di una parte, orientare il giudice e preparare il terreno per una CTU.

Per essere efficace, deve essere imparziale nell’apparenza, chiara nei contenuti e fondata su riscontri oggettivi. In caso contrario, rischia di essere facilmente contestata o ignorata.

E per chi la commissiona?

Per chi decide di commissionarla, la perizia è uno strumento di tutela e consapevolezza: serve non solo per eventuali contenziosi, ma anche per comprendere esattamente la portata tecnica e giuridica della propria posizione.

In un contesto in cui le compagnie assicurative rigettano più frequentemente i sinistri in modo standardizzato, considerando che il mercato delle perizie è attualmente accessibile a una varietà di soggetti non qualificati, tra cui: operatori di call center, società di servizi e società esternalizzate che operano in spregio della normativa di cui all’art. 156 del Codice delle Assicurazioni e fuori controllo di IVASS, avere una perizia autonoma e indipendente può davvero fare la differenza.

Un utile approfondimento

Sull’argomento segnaliamo un interessante contributo a firma dell’Avv. Annunziata Candida Fusco, che affronta il tema del valore probatorio della perizia stragiudiziale alla luce della recente giurisprudenza. Articolo al link

Il Team AIPED

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